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COSA VISITARE
ROCCA DEL
CASTELLO: situata ad una quota di 352 m s.l.m. in prossimità
del centro abitato è raggiungibile a piedi. costituisce il nucleo
centrale attorno a cui si sviluppò il capoluogo, centro delle attività
umane e religiose. Frammenti di tegoloni romani rinvenuti alle falde
del colle documentano la presenza su di esso da almeno due millenni
di opere forti o, comunque, dominanti. Il toponimo Sala (da cui la
medievale “ruata Sale” – esterna al circuito difensivo della “villa”
– e la successiva Via della Sala, oggi via Marconi, che raggiungeva
il castello da levante) conferma l’importanza del sito in periodo
altomedievale, con una certamente attiva presenza longobarda: la
“sala” si identificava nella “casa tributaria” che occupava nel VII-VIII
secolo la sommità del colle. Il circuito di questo, a partire dal
basso medioevo e fino al ‘700, era difeso da un muro, rafforzato
da opere più forti (probabilmente una torre-porta per lato) a difesa
degli accessi. Una notevole parte della collina ora del cimitero
era in passato occupata da una vigna “storica”, denominata dai nobili
Roero “vigna del castello” o “vigna di casa”. Vi si trovavano in
prevalenza vitigni di moscatello, ma i libri di cantina del casato
nel ‘600 vi attestano la presenza anche di uva “passola” e di malvasia.
Nel 1832 il Comune acquistò la parte del colle esporta a settentrione
onde ricavarvi un nuovo cimitero, sostituito a partire dal 1932 dall’attuale.
Per quanto riguarda il rudere della torre che si incontra in corrispondenza
della tappa della strada romantica sappiamo che già nel 1041 sorgeva
alla sommità del colle che domina il concentrico un fortilizio particolarmente
prescelto dal vescovo d’Asti, come provano vari documenti a partire
dall’inizio del ‘200, fra cui coeve investiture in esso accordate
a diversi castellani dell’area. Tenuto dai “de Vicia” fino alla metà
del ‘300, subisce poco dopo le devastazioni della “Compagnia degli
Inglesi” e perviene nel 1377 ai De Ponte di Asti, che lo fanno in
parte ricostruire, cedendolo poi nel 1401 ai Roero. Trascurato, pericolante
e in cattive condizioni nel 1470 (come attesta un’inchiesta ordinata
dal vescovo d’Asti), viene fatto ricostruire all’inizio del ‘500
da Giovanni Roero, che lo munisce di un mastio dal quale, con una
scalinata protetta di 92 gradini, si scendeva sulla piazza e si poteva
accedere direttamente al primo altare laterale di destra (che porta
ancora nella vetrata lo stemma del casato) della parrocchiale. I
Roero, abitandolo in alternativa a quello che a Guarene precedette
l’attuale imponente costruzione, ne fecero una dimora ricercata,
obiettivo nel 1593 di un’incursione di truppe sabaude volte a catturare
Teodoro II Roero (fedelissimo del vescovo d’Asti) e ad impadronirsi
di importanti documenti: il conte sfugge alla cattura, ma il castello
viene totalmente saccheggiato. Restaurato, costituisce ancora la
dimora dei Roero fino al 1697, quando i Roero l’abbandonano per quello
di Guarene, dove nel 1726 faranno costruire l’attuale castello. Nel
1701 è ancora citato per le sue capaci cantine che, un lustro dopo,
vengono utilizzate per alcuni mesi dai sabaudi per rinchiudervi,
in condizioni disumane, un gran numero di prigionieri francesi catturati
dopo la battaglia di Torino del 7 settembre 1706: di essi, 109 muoiono
dal 29 settembre al 23 novembre. Poi sul castello scende il buio.
Nel 1865, quando il conte Alessandro vendette castello e colle al
Comune, esistevano ancora in parte i muri perimetrali, ma il terremoto
del 1887 atterrò buona parte di quanto resta. Si salvò il mastio
(il “torrione”), ancora restaurato nel 1929, ma destinato in seguito
a soccombere.
CHIESA
CONFRATERNITA: (“battuti bianchi”) la più bella costruzione
vezzese, dedicata a San Bernardino, costruita tra il 1744 e il 1768
quasi certamente su disegni del conte Carlo Giacinto II Roero di
Vezza e Guarene. Lo snello campanile fu terminato nel 1792. L’interno
si orna di ragguardevoli tele (Madonna col Bambino e i santi Bernardino
da Siena e Carlo Borromeo - Autore: Fea (Domenico ?) - anno 1636;
Santa Elisabetta d’Ungheria e Santa Chiara - Autore: Giovenale Bongiovanni
(ultimo quarto del ’700) ; San Vincenzo Ferrer in estasi e San Giovanni
Battista -Autore: Giovenale Bongiovanni (ultimo quarto del ’700).
Degni d’attenzione gli affreschi (purtroppo in parte guasti), in
particolare la vasta composizione della cupola.
La Chiesa viene utilizzata per mostre temporanee e concerti di musica
sacra e classica.
La Confratenita di S.Bernardino è inserita nel percorso "Tesori di arte e devozione della diocesi di Alba . Apertura: tutte le domeniche pomeriggio da giugno a novembre dalle 15.00 alle 17.00.
Per informazioni Comune di Vezza d'Alba ( tel. 0173/65022 e.mail:info@comunevezzadalba.it o arte@alba.chiesacattolica.it).
MADONNA
DEI BOSCHI: santuario edificato in un tipico “luogo alto”,
ben visibile dalla tappa della strada romantica, fra la Valle Sanche
e la Valle Maggiore. La chiesa, ad una navata in stile romanico,venne
edificata nel XII secolo. Nel 1471 il vescovo di Asti ne concede
il giuspatronato ai Roero i quali, alcuni decenni più tardi, fanno
costruire il convento annesso. La costruzione nel 1731 della volta
sulla navata ha avuto l’effetto di confinare nel sottotetto un prezioso
affresco gotico raffigurante l’Annunciazione, dipinto verso la fine
del XV secolo. Nella cripta, dal 1608 alla fine dell‘800 vennero
sepolti vari esponenti della famiglia dei Roero di Vezza e di Guarene.
Attualmente non sono previste visite all'interno del Santuario se non su prenotazione al Comune o al custode (0173/65022 - 335/7059443 e.mail: info@comunevezzadalba.it)
MUSEO NATURALISTICO
DEL ROERO: i reperti collocati nelle vetrine
del museo provengono dalla raccolta di esemplari avvenuta a partire
dagli anni Ottanta nella locale Scuola Elementare per una chiara
scelta di metodo di alcuni insegnanti: accostare i bambini allo studio
dell’ambiente mediante l’osservazione della realtà del mondo che
li circonda, abituandoli a studiare e conservare gli elementi più
significativi. In questo modo, reperto dopo reperto, si è naturalmente
formata una prima collezione di fossili e di animali che si è via
via arricchita di nuovi reperti. Alla fine del 1999, la Scuola ha
concordato con l’Amministrazione Comunale la trasformazione da Museo
Scolastico a Museo Civico, continuando a curarne la gestione.
Il museo è formato da una sala geologica e da una sala naturalistica.
E’ dotato di sala didattica, biblioteca, postazione video e pc.
La sala geologica si compone di due vetrine all’interno delle quali
sono stati collocati numerosi reperti rinvenuti in territorio vezzese
e roerino. La formazione gessoso-solfifera è presentata su un pannello
indicante l’utilizzo del gesso nella passata vita locale. Il Museo
Arti e Mestieri di Cisterna d’Asti ha donato due importanti reperti:
una concrezione di conchiglie fossili ed un prezioso esemplare di
legno fossilizzato.
La sala naturalistica si compone di nove vetrine rappresentanti gli
ambienti significativi del Roero ( bosco umido, bosco secco, rocche,
peschiere, Tanaro, ruderali, coltivi) e numerosi esemplari di uccelli
collocati accanto i relativi nidi ( allestimento mediante diorami)
La sezione entomologica è dotata di pannelli illustranti i cicli
biologici, la riproduzione, l’alimentazione, la classificazione degli
insetti ed è arricchita da scatole entomologiche contenenti numerosi
esemplari oltrechè da teche esplicative di interazioni fra insetti
e piante.
Il Museo, gestito da volontari, si pone come luogo di formazione
per bambini ed adulti in quanto rappresenta in maniera adeguata i
diversi ambienti naturali che compongono il Roero, costituendo un
centro di interesse turistico-naturalistico-culturale a disposizione
della collettività.
Il Museo Naturalistico del Roero, facente parte della rete museale
“Roero & Monferrato”è aperto nei seguenti orari :
sabato dalle 9.00 alle 12.00, domenica
dalle 16.00 alle 19.00 ( con differenze fra stagione autunnale e stagione
estiva), negli altri giorni su appuntamento previa telefonata ai numeri 0173/639856 - 3357059443 - 0173/65022 email:museovezza@tiscali.it
Annesso al Museo si trova la Biblioteca Comunale dalle cui finestre
è possibile godere di un panorama ad ampio raggio sulle colline di
Guarene, Castagnito e Castellinaldo.
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